L’interno del frantoio di “Censìn da bea” (Vincenzino del canale)
a Borgomaro (valle del Maro, entroterra di Imperia Oneglia).
Si tratta di un edificio settecentesco,
in cui si notano la sala grande con le pile azionate dall'azione idrica,
i torchi (ora elettrificati),
il canale che va nelle vasche di lavatura

Comprende anche un frantoio minore,
utilizzato anche per la produzione di un distillato di mele.

Antico Frantoio “Censin da Bea”,via Guglieri 14, Borgomaro, 335.8212982, www.ristorantecensindabea.com info@ristorantecensindabea.com

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Frantoi ad acqua.

I frantoi ad acqua attualmente presenti sul territorio imperiese sono assai importanti in quanto costituiscono tuttora località importanti sul territorio. In alcuni casi è possibile riconoscere piccole località concentrate attorno ad uno o più molini e frantoi, dislocati lungo i corsi d’acqua. In altri casi molini e frantoi sono concentrati dando origine ad alcuni centri abitati maggiori, sviluppatisi proprio in coincidenza all’espansione dell’olivicoltura: Molini di Triora (però già legata alla presenza dei molini da grano) e poi Molini di Prelà, Borgomaro, Riva Faraldi.

I frantoi, per funzionare, avevano bisogno dell’acqua corrente. L’acqua, allora, veniva incanalata a forza entro stretti passaggi, nei quali aumentava la sua velocità. Questi canali sono detti beudi o, con voce comune all’area piemontese, bealere. Sono lunghi anche diversi chilometri, a partire dalle “prese d’acqua” accuratamente predisposte. La loro costruzione può essere assai antica e la loro conservazione può essere ostacolata solo dalle piene distruttive dei torrenti. Si notano i resti di un beudo sotto il ponte ducentesco di Clavi presso Torrazza. Altri appaiono in parte scavati nella roccia viva lungo i corsi d’acqua. Altri ancora sono pensili, disposti al di sopra di robuste arcate

tratto da www.olio.org

 


UN PO' DI STORIA DELLA
"CULTIVAR TAGGIASCA"

Secondo alcuni storici, la coltivazione dell'ulivo in provincia di Imperia, risalirebbe al 1100, ad opera dei frati Benedettini.
Le valli, che formano il territorio della Comunità Montana, godono di un clima temperato a bassa escursione termica annuale.
A gennaio, ad esempio, la temperatura media è di circa 12 gradi. Tutte le valli sono disposte ad anfiteatro e questa particolare disposizione crea una protezione naturale dal clima alpino e da quello semicontinentale della pianura padana.
Complessivamente una condizione ambientale climatica ideale per la coltivazione dell'olivo.
Completa il quadro positivo una straordinaria insolazione pari a circa 3000 ore.
E' qui che l'ulivo ha trovato l'ambiente giusto e il clima adatto. Il terreno fu sistemato a fasce (terrazze) e la cultivar Taggiasca, che prese il nome da Taggia, iniziò a produrre il migliore olio del mondo!
Alcuni giudizi sulla Taggiasca e sull'olio da essa prodotto:
"La cultivar presenta una produttività elevata e costante. Le drupe si prestano ad una facile estrazione e forniscono un olio particolarmente pregiato" (Baldini e Scaramuzzi).
"L'olio prodotto con l'oliva taggiasca è stato valutato da molti esperti come il migliore del mondo. E' prezioso come olio da taglio, dà il tocco finale a miscele di olii di provenienze diverse." (Lucetto Ramella).
"I frutti della taggiasca forniscono rese abbastanza elevate con olio molto ricercato per le caratteristiche organolettiche." (Consorzio per la selezione ed il controllo del materiale di propagazione dell'olivo, Pescia).
"Olio che possiamo considerare il migliore per la sua finezza, la leggerezza, il colore, le caratteristiche organolettiche e per le perfette costanti fisico-chimiche possedute. La resa in olio è elevata e di quantità pregiata." (C. Carocci Buzi).
E', quello della Taggiasca un olio di grande ed insuperabile qualità, di grande reputazione, con caratteristiche ben definite, tutte riconducibili ad una origine geografica omogenea nella quale si produce e si trasforma tutto il prodotto.
La Taggiasca è coltivata sulle assolate terrazze del territorio della Comunità Montana dell'Olivo.
Il clima temperato, la cultivar, il rispetto di antiche e collaudate tradizioni colturali e culturali, il progressivo miglioramento delle tecniche di coltivazione di raccolta e la lavorazione a freddo delle olive, garantiscono la genuina, superiore qualità del prodotto.
L'OLIVICOLTURA NELLA STORIA E NELLA LETTERATURA
La Comunità dell'Olivo è un territorio dove l'ulivo è la coltivazione legnosa più diffusa. Il clima è mite e l'ambiente è ideale per l'ulivo e in modo particolare per la cultivar Taggiasca che provocò la struggente, accorata invocazione di Giovanni Boine : "Oh il morbido olio dei nostri frantoi: olio chiaro, olio dolcissimo, olio vellutato al palato, olio limpido, olio d'oro. Ma in America ed in Germania l'olio italiano arriva ancora con l'etichetta di qui.
E cosa ne sanno gli americani e i tedeschi del tenuissimo oro ch'io ho visto, fanciullo, con gioia gorgogliare e fluire di sotto le mole; gorgogliare e fluire dalle bacche pingui e nere mentre la ruota di pietra girava a tondo ritta e sicura".
E ancora prima lo stesso Boine esprimeva appassionatamente il suo grande, immenso amore per gli ulivi: "Il prato diventò uliveto, il campo uliveto, la vigna uliveto, il bosco in alto faticosamente e dolorosamente, tenacissimamente uliveto".
L'olio invocato, evocato, esaltato in modo appropriato da Boine, insieme alla cultivar Taggiasca, è riconducibile alla olivicoltura che caratterizza il territorio delle quattro valli che formano la Comunità Montana dell'Olivo.
I FRANTOI
La loro storia è antichissima.
Qui si vogliono ricordare solo le antiche strutture di lavorazione delle olive nel territorio della Comunità e nel resto della provincia di Imperia.
Due erano i sistemi usati in prevalenza: il frantoio (in dialetto Gumbo) a "sangue" e a "acqua".
Il primo veniva azionato da un mulo o da un bue che, legato ad una stanga, faceva, girando, funzionare la macina; il secondo, quello ad "acqua", invece ricavava energia dai corsi d'acqua con gli stessi meccanismi dei mulini. In tutti i casi la frantumazione delle olive veniva eseguita con la pila chiamata "Colombina" (pietra che non scalda).
Questa è storia, ma i nuovi impianti, che attingono energia dall'elettricità, lavorano e trasformano le olive nel pieno rispetto di un'antica tradizione che ha consentito di far conoscere al mondo l'olio extra vergine prodotto con la migliore cultivar del Mediterraneo: la Taggiasca!
INFRASTRUTTURE DISPONIBILI:
Via Aurelia, Ferrovia, SS.28, Autostrada dei Fiori
OLIO E ULIVI
La produzione si aggira attorno ai 20000 quintali di olio, di cui il 50 per cento è EXTRAVERGINE Dl OLIVA con le seguenti caratteristiche:
COLORE: tra l'oro chiaro e il paglierino con effetti luminosi e brillanti;
PROFUMO: inconfondibile, intenso, delicato, acuto e delizioso;
SAPORE: morbido, vellutato, adeguatamente dolce con evidenti sfumature aromatiche di pinoli, mandorle e nocciole.
La quantità di acidità, che determina la sostanziale differenza tra l'olio di oliva e l'extravergine d'oliva, è sempre naturalmente mantenuta ben al di sotto dell'1 per cento! Infatti nel territorio della Comunità si è ormai decisamente consolidata la scelta di produrre extravergine attestato su poche, pochissime lineette di acidità (0,3 – 0,4). Questo orientamento è sorretto da: alta qualità della Taggiasca; razionali e moderni metodi di raccolta e di conservazione del frutto; antiche pratiche di lavorazione delle olive; rispetto rigoroso dell'igiene e della pulizia. 
IL TERRITORIO DELLA COMUNITÀ MONTANA DELL'OLIVO
COMUNI 15

Superficie territoriale Kmq 105.540
Abitanti 9570
Abitanti per Kmq 90
Coltivatori Diretti 3462
Patrimonio Olivicolo Ha 3265
Totale piante di ulivo "cultivar taggiasca" 814.250
Motocoltivatori 2688
Trattori 230
Giornate di lavoro per anno 395.326
Media giornate di lavoro per addetto 115 circa
 
LE VALLI E I COMUNI DELLA COMUNITÀ
VALLE IMPERO

Valle ricca di uliveti. (L'olio e eccezionale, inimitabile!) AURIGO sup. Olivata Ha 130 CARAVONICA 115 BORGOMARO 300 PONTEDASSIO 530 CESIO 85 CHIUSANICO 242 CHIUSAVECCHIA 132 LUCINASCO 202 totale Ha 1736 n. piante 434.000
VALLE DI SAN LORENZO
Nella zona prevale l'ulivo. (L'olio prodotto e ritenuto tra i migliori) PIETRABRUNA sup. Olivata Ha 177 n. Piante 44.250
VALLE DEL PRINO
E' definita "classica zona olivata" (L'olio e di qualità insuperabile) DOLCEDO sup. Olivata Ha 410 PRELA' 200 VASIA 320 Totale Ha 930 n. piante 230.500
VALLI DIANESI
Belle le colline ricoperte da splendidi uliveti (L'olio non ha rivali) DIANO ARENTINO sup. Olivata Ha 136 DIANO S. PIETRO 200 VILLA FARALDI 125 totale Ha 461 n. Piante 105.500

tratto da www.cec.it